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[Progetto] 57 giorni, strade di legalità

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C’è una piazza, con tante automobili parcheggiate, specialmente nei giorni di mercato.

C’è  una scuola con le pareti sfregiate da un inferno di scritte che si sono accumulate negli anni in quell’angolo nascosto dagli occhi della Città, un angolo in cui molti giovani si nascondono, in cui qualcuno di loro si perde.

Ma c’è anche un ulivo che domina la piazza. E poi c’è persino una piccola targa sulla facciata della scuola, sbiadita, assomiglia alla nostra memoria. A stento si riesce a leggere: Largo Falcone e Borsellino.

 

E’ il 1992.

 

A Capaci prima e in via D’Amelio poi sembra che tutto sia finito, che quel sogno di giustizia e legalità sia stato dilaniato dal tritolo. Antonino Caponnetto con la voce rotta dal pianto sussurra un urlo di disperazione aggrappandosi al microfono del giornalista: “ E’ tutto finito, è tutto finito”.

E invece no, non è finito nulla.

 

Per le strade di Palermo, dalle finestre delle case, i lenzuoli bianchi gridano a grande voce contro i mafiosi, contro lo Stato. “Non li avete uccisi, le loro idee cammineranno sulle nostre gambe”.

E quelle idee iniziano a camminare, camminano sempre più forte lungo la linea della palma disegnata da Sciascia e poi corrono, senza fermarsi, instancabili e quella corsa passa anche da qui, passa da Crema, passa da questa piazza.

Sono i giovani studenti dell’Istituto Albergoni a raccogliere il testimone. Propongono di intitolare la piazza antistante alla loro scuola a Falcone e Borsellino e decidono di invitare magistrati e uomini impegnati nella lotta alla mafia a parlare con i propri compagni.

A Crema arriva Antonino Caponnetto, che poi sarà affettuosamente chiamato “Nonno Nino”, arriva Rita Borsellino, la sorella di Paolo e ancora Gherardo Colombo, Don Luigi Ciotti.

Allora è proprio vero che con Capaci e Via D’Amelio non è finito nulla.

Viene messa una targa e il nome di Giovanni e Paolo illumina quell’anonimo parcheggio. Arriva anche un ulivo, lo stesso ulivo piantato in via D’Amelio.

“Un ulivo a Crema? Con il clima della pianura padana? Durerà ben poco”.Qualche tecnico non nasconde la sua perplessità e invece 26 anni dopo quell’ulivo è ancora lì, forte e rigoglioso più che mai.

 

“Ma perché c’è un ulivo in questa piazza?

“Quale piazza?”

“ Quella davanti al Racchetti, che nel mentre non si chiama nemmeno più Albergoni e ora che ci penso nemmeno più Racchetti ma Munari”.

“Non lo so”.

Non c’è da stupirsi nel sentire questa conversazione.

 

Gli anni passano, la targa inizia ad essere sempre meno leggibile. Qualcuno non ricorda neppure il nome di quella piazza, qualcuno vede quell’ulivo come un albero qualsiasi.

Certo i giovani protagonisti di quella stagione ricordano bene quell’esperienza, ma non c’è nessuno che abbia preso in consegna il testimone, non c’è nessuno che racconti questa storia.

 

Le cose vanno in questo modo fino a qualche mese fa, quando la Consulta dei Giovani insieme all’assessore alle politiche giovanili Michele Gennuso decide di mettersi al lavoro per dare nuova vita a quella piazza.

 

Nasce  così il progetto 57 giorni, strade di legalità, un progetto scandito da due date: 23 Maggio e 19 Luglio.

57 giorni come i giorni, pieni di misteri e interrogativi senza risposte, che separano la strage di Capaci da quella di via D’amelio,

57 giorni in cui ci siamo impegnati per diffondere la cultura della legalità e riaffermare il valore della cittadinanza attiva tramite conferenze, riflessioni ed interventi di riqualificazione.

57 giorni in cui abbiamo ricreato un legame tra la città e un luogo di memoria trascurato.

Quella piazza parcheggio è diventata uno spazio di confronto, idee e testimonianze. Quell’angolo nascosto e buio è stato illuminato dalle parole del Maggiore dei Carabinieri Carraro, del vice Questore Segre, del Questore Bonaccorso, della presidente della Commissione antimafia di Regione Lombardia Monica Forte, dell’ex presidente Gian Antonio Girelli, del consigliere e componente della commissione Marco Degli Angeli, del giornalista Sandro Ruotolo ed oggi lo sentiamo nostro.

 

Abbiamo ricordato  insieme alla cittadinanza i giudici Falcone, Borsellino, Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montiaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Agostino Catalano

Abbiamo ripulito le pareti della scuola rendendola come nuova.

Abbiamo sistemato la vecchia targa ormai illeggibile e ne abbiamo affissa una nuova sotto l’ulivo per dare continuità al lavoro e all’impegno degli studenti e dei professori delle magistrali, che 15 anni fa vollero fortemente quella piazza come luogo di memoria.

 

Allora è vero, la strada per riaffermare la cultura della legalità è ancora lunga  ma se in 57 giorni siamo riusciti a fare tutto questo, se in 57 giorni abbiamo sentito più forte che mai “il fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale”, se in 57 giorni siamo riusciti a riunire così tante persone, allora vuol dire che una strada esiste.

 

Ora tocca a noi continuare a percorrerla.

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